Costanza, questa sconosciuta

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Sono fermamente convinta del fatto che ciò che succede sul tappetino rifletta la quotidianità. Esistono Asana che possono essere un vero grattacapo per la loro complessità a livello prettamente di meccanica anatomica, o per il fatto che stimolano nel praticante certe emozioni che questi non vuole affrontare ( ad esempio la paura con le inversioni). Chi pratica già da un po’ lo sa bene, insegnanti e non, comprendono che per uscire da questi veri e propri stalli occorre solo una cosa, forse la più difficile di tutte da mantenere : la Costanza. Proprio così. L’antidoto contro tutte le difficoltà e gli ostacoli si chiama costanza. Questo non vale solo nello Yoga ma anche nella vita di tutti i giorni. Nessuno nasce “imparato” come mi diceva spesso la mia dolce nonna, ed aveva nettamente ragione. Nella pratica Yoga esiste per tutti l’Asana “spauracchio” quella che, ogni volta che viene presentata in sala, scatena dentro di noi quel “No non ce la faccio, oddio cosa mi stanno facendo fare”. È la reazione della nostra mente che non vuole farci varcare la soglia del nuovo, per imprigionarci invece nella solita zona comfort dove niente di nuovo può succedere. Aprirci al nuovo è curativo,  perché ci fa acquisire fiducia in noi e voglia di fare.. La costanza ha in sé quell’immenso dono di farci scoprire quanto siamo forti e che ogni obbiettivo possibile è raggiungibile. Non è vero che certe cose non si possono fare, i limiti sono solo mentali e la costanza- practice! pratice! practice!- dicono gli yogi americani- è la chiave di tutto. Una chiave che molto spesso e purtroppo è stata persa da molti, perché ormai lo stile di vita quotidiano è improntato più sull’ottenere tutto e subito perché non si ha tempo ( o forse non si ha voglia di aspettare e di gustare il sapore del processo di trasformazione che ci porta al traguardo sognato). Tutto questo l’ho visto purtroppo spesso nel corso degli anni in praticanti che sul tappetino portavano la stessa fretta e ingordigia di ottenere tutto subito che avevano nella vita di tutti i giorni, pretendendo di entrare in un’Asana complessa senza lavorare a fondo su di essa, e il loro mancato raggiungimento finiva per annoiarli. Povera Costanza, nessuno più la bada, nessuno più le riconosce il suo prezioso potere di risvegliare in ognuno che la incontra la gioia di vedere il corpo e la mente trasformarsi sotto la sua guida. Lamentiamoci di meno e, come dicono quei meme nel web, “Se hai tempo di stare su Facebook, allora hai tempo anche per fare Yoga”. Io aggiungo “anche per vivere i frutti che solo una pratica costante sa donarti”.

Namaste

Diletta