Nessuno nasce con la camicia

Oggi mentre stavo preparando la cena,  tra un minestrone da preparare e una torta da infornare, la mia mente continuava a macinare.. La cosa che mi é balenata per la mente é stato quello di scrivere qualcosa che potesse essere in qualche modo d’aiuto per tutti quei praticanti di Yoga che hanno l’impressione di vivere attualmente una fase di stallo nella loro pratica personale, o che si trovano all’inizio dell’esplorazione di questa antica disciplina meravigliosa e spesso si sentono “sfigurare” davanti al proprio compagno di corso che mostra abili doti di contorsionismo.

Ciò che mi preme trasmettere ai miei allievi é l’imparare ad accettare i limiti del proprio corpo e di riflesso quindi il fatto di poter non essere così tanto flessibili come il nostro vicino di tappetino. Questo davvero é quasi un imperativo o un mantra da recitare perché solo così si avrà la volontà di proseguire lo studio dello Yoga consapevoli che arriveranno i frutti a tempo debito e non prima, e solo così si riiscirà ad accettare serenamente che ognuno ha capacità proprie e diverse da quelle degli altri.

Questa difficoltà e accettazione l’ho provata io stessa per diverso tempo, tanto che spesso ho fatto fatica ad accettare certi miei limiti di allora nella mia pratica, ma quando ho iniziato a smussare gli angoli e ad aprire le braccia alla gioia e al mio corpo, come se proprio volessi abbracciare ogni mio osso, ogni mia articolazione, ogni mia cellula, ogni mio limite fisico e mentale, ecco che i blocchi che percepivo nella mia pratica Yoga si sono sciolti incredibilmente. Assecondare il corpo consente di scoprire la gioia dell’esplorare l’evoluzione fisica ed emotiva che conducono al raggiungimento dell’asana.

Questo processo di continuo apprendimento del sé, dell’evolvere costante non finisce mai, nemmeno per l’insegnante. Ci saranno sempre asana un po’ più ostiche che mettono a dura prova la pazienza e il corpo, ma questo va accettato e assecondato proprio per i motivi che ho detto poco fa. L’insegnante per definizione insegna ma allo stesso tempo impara a sua volta, dai suoi allievi, che gli trasmetteranno sempre degli input utili per implementare il suo ruolo e il suo essere interiore, ma anche dalla pratica personale e costante a casa.

Nessuno nasce con la camicia. Nemmeno gli insegnanti di Yoga. E questo vale per tutti gli insegnanti di Yoga.

Lo dico perché capita molto spesso che durante le pratiche collettive con i miei allievi qualcuno si faccia sfuggire un tono di meraviglia o che lasci trasparire l’idea di non essere abbastanza bravo per quella postura, credendo che l’insegnante sia quasi una figura mitologica che tutto può e tutto riesce. Niente di più sbagliato! Dietro a quella forma ci sono ore e ore di allenamento fisico e mentale, studio approfondito della meccanica del corpo, a volte anche rabbia e nervoso perché l’asana non riesce subito così come si vorrebbe.

Proprio per dimostrare che nessuno nasce con la camicia, e che come in ogni cosa della vita la differenza la fanno la pazienza e la costanza,vi racconto come in questo periodo stia diventando per me una sfida molto intensa Rajakapotasana nella variante di portare il piede posteriore alla testa.

Il fatto é che ho bisogno di lavorare sull’inarcamento della schiena, cosa a cui sto rimediando, perché in passato un piccolo infortunio non me lo concedeva e lo vivevo come un forte limite. Quando ho capito che dovevo assecondare il corpo e aspettare il tempo necessario per risolvere il tutto, ho visto proprio una differenza non da poco anche nel semplice allenamento fisico di prepaprazione per questa asana.

Qui sotto qualche foto mentre lavoro sull’inarcamento con l’uso di mattoncini applicati subito sotto le scapole e sotto la nuca, e poi con l’impiego del muro per provare la forma finale (scusate per le ultime 2 foto invertite ma non sono riuscita a risolvere l’inconveniente!)

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Spero davvero che questo possa essere d’aiuto per tutti coloro che praticano Yoga e che a volte magari si abbattono perché vorrebbero già vedere risultati che invece tardano ad arrivare! Tutti abbiamo il nostro tallone d’Achille! Non arrendetevi mai!

Namaste

Diletta