L’importanza delle torsioni nella pratica Yoga

 

La torsione è prodotta dalla rotazione delle vertebre e coinvolge il busto, determinando un accorciamento della colonna vertebrale all’interno del movimento stesso, in quanto comporta uno strizzamento dei dischi intervertebrali, che all’interno della torsione subiscono quindi una riduzione temporanea della loro normale dimensione.

Queste posture sono molto importanti in quanto terapeutiche dal momento che aiutano il mantenimento dell’attitudine verticale della schiena in tutte le posizioni, e perciò sono utili nella prevenzione del mal di schiena.

Gli esercizi di torsione sono indispensabili per preparare il corpo ad eseguire correttamente e senza traumi gli allungamenti, estensioni e le flessioni, ed hanno inoltre la funzione di riassestamento articolare dopo la pratica di questi esercizi.

Potenzialmente ogni asana può essere compiuta nella variante in torsione (“Parivrtta” in termine sanscrito) in piedi, da seduti, in ginocchio, in inversione, in flessione, da sdraiati, in piedi con il busto rivolto in avanti.

All’interno di una sequenza di asana le torsioni sarebbe corretto proporle dopo una serie di piegamenti all’indietro e le inversioni, ma possono ovviamente essere eseguite da sole. Inoltre è meglio praticarle a lezione inoltrata in quanto è necessario avere la schiena ben sciolta da eventuali tensioni per poter entrare nella postura senza pericolo di crearne di nuove. Interessante è sapere che le posture di torsione possono essere assunte in ogni fase respiratoria, a seconda dell’effetto che si vuole ottenere. Quando si assume la posizione all’inspiro o in ritenzione coi polmoni pieni d’aria, quest’ultima presente nei polmoni favorisce l’allungamento della colonna vertebrale; tale azione è importantissima durante la torsione per evitare che si verifichino dei schiacciamenti a livello dei dischi intervertebrali. Altro effetto importante è il riempire d’aria le parti del polmone corrispondenti alle zone della gabbia toracica che si espandono durante la rotazione e viene così evitato il pinzamento di organi importanti quali fegato e milza.

Quando invece si esegue la rotazione espirando, la postura diviene più intensa perché nella fase di svuotamento dei polmoni, le vertebre hanno una maggiore possibilità di rotazione, e ciò è ancora più vera nella fase di ritenzione del respiro a polmoni vuoti. Inoltre l’espiro ha l’effetto di rilassare le resistenza muscolari e dei legamenti coinvolti nella torsione.

Le zone del rachide che sono maggiormente coinvolte nella torsione sono quella cervico-dorsale e la dorso-lombare. La possibilità di rotazione delle vertebre dipende dalla disposizione e orientamento delle ipofisi articolari che sono delle prominenze ossee della vertebra, e dallo spessore del disco intervertebrale.

Nell’arco lombare in particolare la possibilità di rotazione è di circa 20 gradi, perché le faccette articolari sono disposte in senso verticale, determinando così più facilità nei movimenti di estensione e flessione. Nella zona dorsale la possibilità di rotazione è di circa 50 gradi in quanto le faccette articolari sono quasi orizzontali; la presenza della gabbia toracica rende comunque meno mobile questo tratto rispetto a quello cervicale. Le cervicali infatti sono le vertebre con maggiore mobilità, in particolare le prime due rispettivamente l’Atlante e l’Epistrofeo, hanno rotazione che può arrivare a 85/90 gradi.

Ovviamente occorre considerare anche altri aspetti molto importanti per delineare la capacità di movimento delle vertebre, come ad esempio  l’età della persona, le deformazioni acquisite, la tensione dei muscoli.

Quando la colonna entra in torsione, si produce una leggera  compressione dei dischi, con la conseguente decompressione nel momento di ritorno alla posizione di partenza con la colonna diritta. Questo movimento è paragonabile all’atto di torcere un panno da strizzare : tale azione causa l’avvicinamento delle due estremità del panno (e quindi della nostra colonna vertebrale). Ciò fa si che i dischi, i quali non sono vascolarizzati, possano nutrirsi attraverso l’assorbimento di sostanze nutritive al momento di ritorno dalla torsione, mentre rilasceranno liquidi e sostanze da eliminare quando sono compressi nel mantenimento della torsione.

Le torsioni rinforzano e distendono i muscoli paravertebrali e dorsali, tonificano le terminazioni nervose e alleviano il mal di schiena. Inoltre la torsione del busto comporta una compressione alternata del ventre stimolando gli organi addominali ad un corretto ritmo di funzionamento, sono anche esercizi di purificazione  perché aiutano a drenare verso le vie di eliminazione tutti i liquidi che ristagnano negli organi addominali.

Nello Yoga le torsioni assumono un valore ancora più fondamentale oltre a tutto ciò, in quanto consentono di guardare la realtà attraverso prospettive diverse (il ruotare prima da una parte e poi dall’altra rappresenta e permette proprio questo), aiutandoci così a non rimanere fossilizzati sulla stessa idea e facendo comprendere che la vita è continuo cambiamento.

Oltretutto uno degli scopi yogici nella pratica delle torsioni è il risveglio a un’umanità fatta di intelligenza del cuore, questo perché la vita (intesa come parte anatomica) é la zona da cui principalmente ha origine l’atto di torsione del busto, ed essa divide e unisce la cavità addominale e quella toracica. L’energia che si sprigiona in queste due aree è molto diversa: i primi chakra ovvero Muladhara, Svadhistana e Manipura gestiscono l’energia istintuale-animalesca dell’essere umano (si trovano nella cavità addominale), mentre Anahata, Vishudda, Ajna e Sahasrara controllano l’energia più sottile ed elaborata che è quella spirituale. Secondo la teoria dello Yoga nell’eventualità in cui all’essere umano mancasse la parte anatomica della vita, non sarebbe in grado di differenziare queste due energie.

Tutto questo elementi fanno comprendere l’importanza di inserire queste posture all’interno delle sequenze di asana Yoga, sia per ragioni fisiche e di salute, sia per lavorare anche sul piano sottile di cui lo Yoga si preoccupa e occupa sempre, in maniera dolce e delicata, differenziandosi in questo modo dalla semplice ginnastica.

Namaste

Diletta