Il concetto di Aparigraha

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Nello “Yoga Sutra” di Patanjali (di cui vi ho già parlato in qualche articolo fa quando abbiamo visto il concetto di “Ahimsa” sono elencati una serie di indicazioni al sadhaka (praticante) affinché applicandole si crei armonia nella sua vita, e tra queste vi é anche quello di cui desidero parlarvi oggi: Aparigraha.

Aparigraha é la non possessivitá, é la consapevolezza di avere già tutto di cui abbiamo realmente bisogno. L’avidità così come l’invidia sorgono quando pensiamo di non avere abbastanza, portandoci ad avere una fame insaziabile di nuove emozioni, nuovi posti, persone, cose… Senza mai accontentarsi.

Il modo per far tacere quella fame é concentrarsi sulla gratitudine, riportare lo sguardo sulla bellezza e perfezione di ciò che già siamo e abbiamo. É comprendere che la nostra gioia più limpida deriva solo e unicamente da noi stessi, da ciò che siamo e non da qualcosa o qualcuno all’infuori di noi, al quale magari aggrapparsi con fare possessivo perché lo identifichiamo come la nostra presunta fonte di felicità. La felicità siamo noi, è già dentro di noi. Questo vuole dirci Aparigraha. É un concetto dal valore molto profondo in quanto vuole indirizzare verso la consapevolezza del sé come totalità. Un cercare ed esplorare quindi non all’esterno di noi, ma dentro ognuno di noi.

Come applicare Aparigraha nella pratica Yoga sul tappetino?

Chi ha praticato Yoga sa che, forse anche a causa della nostra cultura che ci spinge al giudizio costante e al bisogno di competere con gli altri, può succedere purtroppo di provare un po’ di invidia per il compagno/a che riesce in tutta facilità in un’asana per noi ostica, facendoci sentire inadeguati, incapaci. Non soffermatevi su queste emozioni e sensazioni: siamo umani, e vanno accettate. Dopo la loro accettazione però occorre imparare ad essere grati. Grati per ciò che già riuscite a fare, per il vostro corpo che vi permette di praticare sul tappetino ed esplorare il movimento associato al respiro. Grati per la persona che siete, diversa da chiunque altro- ma per questo unica. Sta proprio qui la meraviglia.

 

Namaste

Diletta