
Ogni categoria di asana racchiude in sé significati simbolici importanti, oltre che gli indubbi benefici a livello fisico, specifici per ogni tipo di postura.
In modo particolare oggi vi parlo delle asana che prevedono una flessione del busto in avanti e le loro implicazioni. Questo tipo di asana può sembrare più semplice rispetto ad altre, ma di certo tale classe di posture non manca di varietà. Nelle versioni in piedi o seduti, i piegamenti in avanti includono posizioni a gambe unite o divaricate, e lavorano tutte sull’allineamento del corpo. Questa classe di posizioni permette di creare un profondo allungamento della parte posteriore del corpo e di rilassare la colonna vertebrale. Fondamentale é, al momento della pratica, che il piegamento parta dal bacino all’altezza delle creste iliache per intenderci (gli “ossicini” delle anche che possiamo avvertire con le mani mettendole sui fianchi) e non del punto vita, in quanto altrimenti il movimento risulterebbe accorciato e il praticante potrebbe sforzare troppo la schiena per voler andare giù a tutti i costi. Un modo per cercare di evitare tutto ciò sta nell’appiattire la schiena sia subito prima che durante la discesa in avanti, per poi permettere alla schiena di curvarsi e rilassarsi solo quando si è giunti nella posizione finale. Al limite si può sempre impiegare un mattoncino da supporto se non si avesse molta flessibilità nel rachide, evitando così di evitare ulteriori tensioni a tale parte del corpo, nello scendere senza riuscire ad entrare nella forma completa.
Queste forme del corpo sono estremamente affascinanti (almeno per quanto mi riguarda!) in quanto nascondono una simbologia molto importante, che si riesce ad evincere e ad assaporare soprattutto quando le si mantengono per un po’ di respiri. La flessione del busto in avanti infatti, rappresenta l’arrendevolezza, la volontà di rivolgere lo sguardo al proprio interno, un ritiro dei sensi dall’esterno verso il sé (Pratyahara) nell’ ascolto senza giudizio. L’immagine che mi viene alla mente é quello della tartaruga che si chiude all’interno del suo guscio, così é per il praticante nel momento di queste posture, che gli permettono di rinchiudersi nel suo “guscio” e perseguire il Pratyahara. Oltretutto consentono anche di rilassarsi profondamente e di preparare la mente al momento della meditazione e di Savasana, e per questi motivo generalmente sarebbe idoneo proporle verso il termine della pratica di asana. Ecco che la prossima volta che vi capiterà di sperimentare queste posture, vi invito a ricordare tutti questi aspetti, e vedrete che vivrete ed assaporerete quei momenti di sperimentazione in maniera più profonda e intensa!
Buona pratica!
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