Il tuo corpo, il tuo Yoga

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Per parafrasare il famoso libro “Your Body, your Yoga” di Bernie Clark, vorrei porre in risalto un aspetto della pratica Yoga di cui spesso purtroppo non si tiene in considerazione: l’unicità del corpo umano e quindi la necessità (per non dire l’obbligo) di trasformare la pratica fisica sulle caratteristiche del corpo per fare in modo di evitare con maggiore probabilità il rischio di infortuni. Come già trattato in un altro articolo qui nel mio blog”I falsi miti sugli infortuni nello Yoga ” , anche lo Yoga può essere rischioso per il nostro corpo se non si seguono le accortezze basilari per una pratica sicura, e una tra queste è senza dubbio la consapevolezza che ogni corpo ha delle sue caratteristiche e peculiarità che non possono essere sottovalutare quando si parla del movimento fisico.

Un aspetto in particolare che dovrebbe farci comprendere quanto sia importante tutto ciò, al di là degli infortuni antecedenti avvenuti fuori dalla sala di Yoga, che per forza di cose, richiedono un’accortezza maggiore nella pratica yogica, è l’aspetto anatomico e in particolare quello osseo del corpo umano.

Esistono variazioni scheletriche da persona a persona, il che significa che le ossa sono leggermente diverse nelle diverse persone. Ciò farà sì che un movimento che richiederebbe una determinata ampiezza nella sua esecuzione, non sarà mai praticabile allo stesso modo da tutti proprio perché la conformazione articolare di ognuno è diversa, ripercuotendosi sulla capacità di assumere perfettamente una data posizione in un certo modo.

L’esecuzione delle Asana si manifesta quando i muscoli, le articolazioni e le ossa sono allineati, secondo i principi della biomeccanica, rispettando le caratteristiche di ogni corpo. Ogni persona ha un limite fisico naturale in termini di mobilità articolare ed elasticità muscolare. È un errore pensare che tutti i corpi possano fare tutte le posizioni. A volte la capacità di movimento naturale è ridotta a causa di tensione cronica, posture sbagliate o da uno stile di vita sedentario. Una volta eliminato questo limito acquisito, è necessario riconoscere che non possiamo e non dovremmo cercare di superare il limite fisico imposto dalla natura”. (Pedro Kupfer)

Nel caso di un’insegnante è necessario perciò offrire sempre variazioni degli esercizi fisici (le Asana) per ogni corpo , attraverso la presentazione di posizioni alternative e l’eventuale uso di supporti come ad esempio i mattoncini. Non meno importante però è anche l’atteggiamento del praticante mentre è intento nella sua pratica yogica, perché solo lui può essere profondo conoscitore dei limiti del proprio corpo come nessun’altro al di fuori di lui..

.. quindi prossima volta che sarai sul tuo tappettino ricorda di non lasciare nulla al caso e di entrare un po’ più in connessione con il tuo corpo: lui è molto più intelligente di quanto comunemente si pensi, e sarà in grado di indicarti fino a dove potrai spingerti nell’esplorazione del movimento.

Questo significa imparare ad ascoltarsi, ad ascoltare il proprio corpo che comunica sempre con noi!