Incontri ravvicinati del terzo tipo con la mente

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Lo stato di meditazione non è così facile come sembra, ma per i suoi benefici enormi vale la pena provarci.

La maggioranza delle persone che si affacciano per la prima volta a meditare, non meditano affatto, questo perché all’inizio cominciamo solo ad abituarci a negoziare con l’estrema estraneità del nostro mondo interiore.

Le tradizioni orientali possiedono parole e modi di dire per descrivere l’irrequietezza della mente: mente cucciolo scatenato, mente scimmia, mente elefante selvaggio.

Ma dove va la mente? Oscilla costantemente tra passato e futuro. Nei nostri sogni. Nei nostri problemi. Nelle nostre fantasie. La mente svolazza qua e là dove le pare. Vola ovunque ma le è praticamente impossibile stare ferma nel momento presente.

Quando usiamo un tecnica di concentrazione affinché si possa giungere alla stato di meditazione, quasi sempre si rimane sconvolti di quanto la testa sia piena di pensieri sconnessi, parole, ricordi, suoni, immagini. Sembra tutto fuori controllo.

Uno dei più grandi studiosi moderni dello Yoga, Mircea Eliade, afferma che “il semplice atto di cercare di mantenere la mente concentrata su un unico punto, un atto da cui iniziano le più alte forme di meditazione, insegna al principiante che egli ha poco o nessun controllo sul suo flusso mentale.”

La prima esperienza quando si intraprende una pratica meditativa è proprio il fatto che l’attenzione scivola fuori dall’oggetto di attenzione, e scorre in un fiume di associazioni. Proprio questo però è il cuore della trasformazione: quando si nota che l’attenzione scivola fuori dall’oggetto, alla mente che osserva si presenta la possibilità di poter vedere dove esattamente è stato quel “cucciolo scatenato”.

Una delle prime cose che il principiante riesce a vedere è quindi su che cosa la sua mente si concentra: si diventa testimoni del chiacchericchio inconscio.

Paradossalmente la bella notizia è che la prima grande lezione della meditazione sta proprio qui, ovvero l’incapacità di poter controllare il nostro dialogo interiore incessante e ingarbugliato.

Prendere consapevolezza di questo permette di lasciare scorrere quel fiume in piena che abbiamo nella testa, perché tanto sappiamo che tutto è transitorio, tutto cambia e non dura. Cercare di comportarsi come uno spettatore davanti allo schermo di un cinema: vedere le immagini scorrere davanti ai propri occhi ma nulla di più.

La bellezza della meditazione è insegnare l’arte della pazienza e delle perseveranza. Quando si sta in contemplazione per un lungo tempo di seguito, ad un certo punto si inizierà a sentire indolenzite le gambe, la schiena, un grande senso di nervoso comparirà, ma è proprio accogliendo questi stati e riconoscendoli che si toglierà loro il potere, ritornando a sperimentare una mente e uno stato dell’Essere quieti. E qui compare la seconda grande lezione della meditazione: l’accettazione tanto delle cose piacevoli che di quelle negative.

Al termine dell’esperienza ci si sentirà profondamente rigenerati e nutriti nell’animo, con una mente più radicata, stabile e quieta.

La gioia del scoprire se stessi attraverso la meditazione è qualcosa che davvero può fare la differenza nella tua vita quotidiana, perciò il mio consiglio è quello di sperimentare questo stato dell’Essere, senza giudicare o con aspettative che potrebbero alterare l’esperienza.